Questo blog Si chiama DÉCADE perché verà aggiornato il giorno 10 del mese e perché 10 è il nostro numero.

Buona lettura!

Tema: Emancipazione

 

Emancipazione


C’é un giorno in cui Maria si reca presso una casa straniera, dove sa che si trova suo figlio. Vuole riprenderselo e riportarlo a casa. Ma rimarrà fuori perché Gesù é andato oltre.
Il mito classico ci racconta che Teti, quando preannuncia ad Achille quali alternative gli riserva il futuro, sa che il figlio sceglierà di andare a Troia incontro al suo destino di fama e di morte.
“Parló Siddharta: << Col tuo permesso, padre mio, sono venuto ad annunciarti che desidero abbandonare la casa domani mattina e recarmi fra gli asceti […]>>.”¹ Nell’India del VI secolo a.C., dopo una lunga notte insonne, il Bramino si accorge che suo figlio Siddharta non abita più con lui in quella casa, lo ha già abbandonato.
É dolce sapere che il nostro Essere é al di fuori del tempo e dello spazio e confortante ricevere dal passato le risposte che cerchiamo.
Il poeta Kahlil Gibran, ne Il Profeta, racconta il legame dei genitori con i figli:
I Vostri Figli
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa.
Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi.
E sebbene stiano con voi, non vi appartengono.
Potete dar loro tutto il vostro amore, ma non i vostri pensieri.
Perché essi hanno i propri pensieri.
Potete offrire dimora ai loro corpi, ma non alle loro anime.
Perché le loro anime abitano la casa del domani, che voi non potete visitare, neppure nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di essere simili a loro, ma non cercare di renderli simili a voi.
Perché la vita non torna indietro e non si ferma a ieri.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli, come frecce viventi, sono scoccati.
L’Arciere vede il bersaglio sul percorso dell’infinito, e con la Sua forza vi piega affinché le Sue frecce vadano veloci e lontane.
Lasciatevi piegare con gioia dalla mano dell’Arciere.
Poiché così come ama la freccia che scocca, così Egli ama anche l’arco che sta saldo.²

1 Herman Hesse, Siddharta, Adelphi Edizioni, 1975, Milano, p. 33.
2 Kahlil Gibran, Il Profeta – I vostri figli, Knopf, 1923, New York.

Il minore emancipato
Di Simone Sacchi

Quante volte i ragazzi e le ragazze hanno usato il termine “emanciparsi”? L’emancipazione è una
liberazione dalle costrizioni dei genitori che, a partire dall’adolescenza, cominciano ad essere percepite come macigni pesanti da sopportare. Forse non tutti sanno che in ambito giuridico l’espressione “emancipazione del minore” assume una connotazione ben precisa. Gli artt. 390 e ss. del Codice Civile italiano prevedono che il minore emancipato sia un minore di età compresa fra i 16 e i 18 anni che contragga matrimonio. Nel nostro ordinamento, quindi, non esiste una possibilità diversa: il minore può emanciparsi solo con il matrimonio e non, ad esempio, attraverso un provvedimento giudiziale. Tale ricostruzione è dovuta al periodo storico in cui è stato scritto il Codice Civile attualmente in vigore, promulgato nel 1942. In quel periodo, le convenzioni sociali e religiose imponevano di contrarre matrimonio. L’istituto dell’emancipazione del minore non è presente solo nel Codice Civile vigente, ma risale all’antica Roma. Qui l’emancipatio (emancipazione) del minore era l’atto con cui il pater familias, che aveva potere di vita e di morte sugli altri membri della famiglia, rinunciava alla patria potestà, rendendo così il minore un soggetto giuridicamente autonomo in grado di formare una propria famiglia.
L’emancipatio, come ogni istituto giuridico dell’età antica della civiltà romana, era un atto rigidamente formale: ai sensi della Legge delle XII Tavole (451-450 a.C.), il pater familias simulava per tre volte la vendita fittizia del proprio filius familias ad un terzo e, al compimento della terza vendita, il filius familias veniva considerato emancipato. Il rigido formalismo dell’età antica venne abolito dall’imperatore Giustiniano che istituì l’emancipatio per tabulas, che avveniva tramite un apposito documento redatto alla presenza di un magistrato, e l’emancipatio per rescriptum principis, che veniva conseguita attraverso uno specifico documento sottoscritto dall’imperatore. Si può notare come l’innovazione dell’imperatore Giustiniano attesti la prevalenza del procedimento documentale rispetto al precedente formale. In epoca romana, quindi, non era presente l’elemento matrimoniale quale condizione imprescindibile per il conseguimento della qualità di minore emancipato. Tale elemento comparve per la prima volta durante il Medioevo; infatti, oltre all’emancipazione legale, che trovava compimento con una dichiarazione del padre davanti ad un giudice o ad un notaio, divenne frequente l’emancipatio iuris germanici (emancipazione del diritto germanico). Quest’istituto presumeva il distacco del figlio dalla famiglia d’origine quando avesse contratto matrimonio o conducesse una vita economica separata, ma non mutava in alcun senso né gli obblighi reciproci tra padre e figli né i diritti ereditari. Nelle epoche successive, l’istituto dell’emancipazione del minore ha permeato tutta la cultura giuridica europea al punto da essere espressamente disciplinato dal Codice Civile napoleonico del 1804. Nello specifico, l’art. 477 prevedeva che il minore, qualora non avesse ancora contratto matrimonio, avrebbe potuto essere emancipato dal padre, o in mancanza di questo, dalla madre, quando avesse compiuto quindici anni. Il primo Codice Civile del Regno d’Italia, risalente al 1865, eredita il modello napoleonico, come si può desumere dagli artt. 310 e seguenti. Il minore può essere emancipato di diritto tramite il matrimonio oppure “mediante dichiarazione fatta davanti al pretore dal genitore (il padre, in quanto titolare della patria potestà)”. Il Codice Civile del 1865 venne poi sostituito nel 1942 con quello attualmente vigente, che, come abbiamo visto all’inizio, prevede l’emancipazione del minore solo attraverso il matrimonio. Poiché, come abbiamo detto, l’art. 390 del nostro Codice risente del momento storico in cui è stato scritto, il Legislatore ha ritenuto opportuno completare e aggiornare tale articolo rendendolo in tal modo conforme ai nostri giorni. Così è stato aggiunto nel medesimo Codice Civile l’art. 147 che prevede ciò che è in capo ai genitori nei confronti dei figli. I genitori sono tenuti a fornire ai figli quanto necessario per la vita di relazione nel contesto sociale in cui sono inseriti. Non si tratta, quindi, solo di un obbligo di natura alimentare, bensì vi rientrano tutte le attività utili per lo sviluppo psicofisico del minore. L’educazione del minore deve essere finalizzata alla formazione del senso civico e della coscienza sociale e personale, nonché allo sviluppo della cultura e dell’autonomia nella gestione di sé. Le violazioni degli obblighi imposti dall’art. 147 del Codice Civile sono sanzionate dall’art. 570 del Codice Penale. La natura penalistica della sanzione prevista dall’ordinamento è una dimostrazione dell’estrema importanza che lo Stato dà agli obblighi educativi del minore in capo ai genitori e, al contempo, al dovere che questi ultimi hanno di fornire ai propri figli gli strumenti per vivere autonomamente ed essere parte attiva di una comunità.

Genitori e figli
Di Rosa Calanni Fraccono


Appena un bambino nasce, ci si preoccupa di nutrirlo, di vestirlo, di insegnargli a camminare… poi mano a mano che cresce ci si preoccupa di educarlo a diventare una persona capace di volare con le proprie ali nella società. Il concetto di emancipazione in psicologia è stato ampiamente trattato. Con esso si intende la capacità del bambino di distaccarsi dalla propria famiglia e cominciare a provvedere a sé, gradualmente alla sua età, seguendo un processo educativo in cui il genitore sposta il punto di vista dall’adulto a quello del bambino. In questo processo educativo, il genitore é l’esempio che il bambino seguirà secondo uno schema che lo guiderà nell’interpretazione della realtà e delle esperienze, nonché nelle azioni che sceglierà di intraprendere. Tale schema si basa su almeno uno dei cinque bisogni primari e universali dell’uomo, tra questi il bisogno di protezione, stabilità e cura e il bisogno di autonomia, competenza e identità.
È nella primissima infanzia che i bambini iniziano a soddisfare il bisogno di indipendenza. Infatti già intorno al 4° mese e per i primi tre anni di vita comincia il processo di separazione-individuazione dalla figura genitoriale di riferimento. Questa figura deve essere per il bambino una base sicura cui potersi avvicinare e allontanare durante il suo processo esplorativo. L’esito positivo favorirà progressivamente l’acquisizione di tante delle caratteristiche nel bambino: fiducia in se stesso, autostima (delle proprie capacità cognitive ed emotive), autonomia relazionale e motoria.
Ma cosa vuole dire per un genitore costruire un percorso di indipendenza? Significa promuovere autonomia tenendo conto dell’età e dello sviluppo cognitivo e affettivo del figlio. Ciò si esplica nel dare fiducia al bambino nei suoi movimenti, aiutandolo a trovare il suo modo di svolgere un’azione, accettando di non sostituirsi a lui se al primo o al secondo tentativo fallisce. Come? Incoraggiando il bambino all’uso del biberon, ad esempio, delle posate, del vasino, stimolandolo a chiedere e non a indicare ciò di cui ha bisogno, coinvolgendolo nelle piccole attività quotidiane, incoraggiandolo a lavarsi e a vestirsi da solo, a scegliere cosa indossare.
Comincia poi il ciclo scolastico durante il quale il genitore deve incoraggiarlo a fare i compiti da solo, anche se non sempre saranno corretti, soccorrendo le sue emozioni se non dovesse sentirsi all’altezza o se dovesse registrare degli insuccessi, ma non sostituendosi a lui, cosa che gli impedirebbe di scoprire le proprie risorse. Ne consegue che il comportamento della figura genitoriale ha una particolare influenza sulla percezione di un adeguato senso di sé, sull’autostima e sulla possibilità di costruire e mantenere soddisfacenti rapporti con gli altri.
I genitori devono seguire i propri figli tenendo conto di alcuni aspetti :
– il bambino ha bisogno di sperimentare cosa attendersi dai suoi stessi comportamenti. Se avvertirà fiducia da parte dei genitori, crescerà sicuro di sé e sarà in grado di controllare l’ansia.
– la fiducia, che non è fiducia cieca, è fondamentale affinché il bambino impari a condividere ciò che accade e a riconoscere i dubbi e le difficoltà.
– Il bambino ha una percezione di sé legata all’immagine che hanno di lui i genitori. A seconda di quale essa sia, ne risentirà l’autostima e la motivazione al successo nelle imprese della vita, a tutti i livelli.
– nei momenti di difficoltà, il bambino avrà bisogno dei genitori e chiederà loro aiuto. In questo caso è bene non fornire soluzioni pronte, ma indicazioni di massima, in modo che il bambino giunga alla soluzione
con una certa autonomia. Diversamente potrebbe sentirsi inadeguato, incapace e demotivato, con
conseguenze dannose per la conoscenza di sé e della propria autostima.
– il ruolo di rinforzi e punizioni per favorire l’apprendimento del bambino é un ruolo chiave: bisogna rinforzare positivamente quando il bambino è in grado di risolvere un compito e rinforzare negativamente (punire) quando sbaglia. La punizione deve essere immediata, spiegata ed adeguata a stimolare nel bambino il desiderio di riprovarci.
– il dialogo, l’ascolto, l’attenzione sono elementi determinanti per la crescita e lo sviluppo. La
comunicazione con i figli deve essere efficace. Per farlo è necessario porsi in un ascolto attento verso le emozioni e le opinioni espresse dal bambino. Ciò gli consentirà di acquisire sicurezza nei suoi stessi pensieri e di sviluppare un buon livello di autostima, un proprio senso critico e di iniziare ad abituarsi alla turnazione nelle conversazioni.
– l’affetto: i genitori devono essere modello di nobile disponibilità, così da consolidare il legame con la famiglia e spingere i figli ad essere inclini a comportarsi bene, ad ascoltare i consigli, a stimare i genitori e, di conseguenza, ad avere una propria autostima.
Sui genitori, guide e modelli di comportamento, cade la responsabilità determinante nel processo di
formazione dei figli. Se saranno in grado di svolgere correttamente il ruolo che la natura gli ha affidato,sapranno offrire loro “radici robuste e ali vigorose”¹, come anche un proverbio di antica e popolare saggezza ci insegna.

 

 

1.Monastero di Bose, Sí, “é fuori”, 23 gennaio 2021